La storia medioevale del Bosco del Fagarè

Bosco Fagare

Il bosco Fagarè riveste una certa importanza nella storia locale: ritenuto sacro dagli antichi abitanti di questa terra in epoca medioevale fu ampliamente sfruttato e la sua utilità continuò anche nel periodo della dominazione della Repubblica di San Marco, la quale ne utilizzò il legname per l’industria navale e l’edilizia, ma allo stesso tempo riservò a questo territorio particolari cure ecologico-forestali.

Al crollo della Serenissima il Conte Guglielmo d’Onigo dichiarò tutti i boschi dell’asolano alienabili, salvo il bosco Fagarè che rimase pertanto patrimonio dello Stato. Successivamente anche il Bosco in questione fu reso alienabile e proposto ai comuni a prezzo di favore. Il comune di Cornuda deliberò di acquistarne una parte con il vincolo della conservazione. Nel 1902, alla costituzione del comune di Crocetta del Montello, le frazioni di Nogarè e Ciano furono divise da Cornuda e i due comuni decisero di spartirsi il bosco senza però procedere ad una divisione della superficie. Nel 1975 un decreto del Prefetto della Provincia di Treviso impose che i comuni si costituissero in un Consorzio Coattivo, retto da uno statuto della durata di 24 anni per l’amministrazione del bosco denominato “Fagarè”. Al termine, nel 1975, i due Comuni costituirono un Consorzio Volontario con scadenza nel 1999 mantenendo invariato il fine della gestione patrimoniale boschiva.

Il bosco, teatro dei due conflitti mondiali come testimoniano le numerose postazioni e le trincee, fu notevolmente danneggiato nella prima metà del novecento: durante la prima guerra mondiale costantemente sotto tiro dall’artiglieria austriaca in quanto usato come osservatorio dagli italiani, nel periodo della seconda e nell’immediato dopoguerra vittima del taglio dell’intero soprassuolo per esigenze legate alla sopravvivenza della popolazione e di un’intensa ma effimera attività mineraria tesa allo sfruttamento dei giacimenti di lignite presente nel sottosuolo.

Per fortuna nell’ambito del dettato statutario e con la collaborazione prima dell’Ispettorato Ripartimentale delle Foreste di Treviso e poi, nel 1986, del Servizio Forestale Regionale, unitamente al Locale Comando Boschivo del Fagarè, il consorzio ha adottato scelte selviculturali volte alla valorizzazione dell’ecosistema nel suo insieme.

Nel 1993 vi fu la necessità per motivi legislativi di una revisione del consorzio che si tradusse con la cessazione dello stesso e l’assunzione da parte del comune di Cornuda dei compiti di vigilanza e di manutenzione conservativa.